


PRESENTE IN OGNI ATTIMO, ACCESO DALLA PAURA SI MUOVE L'EQUILIBRISTA, SPOSTA I SUOI PASSI NELLE INSICUREZZE DELLA VITA, OSCILLA SULLA SUA CORDA, IMPARA A CONSCERLA, NON PORTA CON SE INUILI ZAVORRE.
La consapevolezza non cerca di controllare... si limita a lavare le finestre della percezione, in modo che possiamo vedere se é una bella giornata, adatta ad una passeggiata in campagna o se é meglio stare in casa, nel cuore, a sistamare un po' di faccende incompiute.

Confrontarsi e sentirsi peggiori o migliori, superiori o inadatti, alla pari... stamattina aprendo gli occhi, attorcigliata al lenzuolo, al centro del letto, parte di una perfetta composizione che non saprei ricostruire, si é aperto un cassetto in cui tenevo custodite queste parole: "Non guardare gli altri".
Mi chiudo nel mio piccolo mondo lento e pulito, al riparo da schegge impazzite di mondi che mi urtano, stanca fino alla nausea, confusa, irritata. Giro.. anche loro là fuori, hanno un'anima, immensi, persi nel grande buio, fissati nei loro criteri rotatori, pensano, soffrono, hanno vita. E' un gigantesco sogno, una grande magia, chiusa nel mio più piccolo essere, stetta in un'enormità; sorrido ai pianeti che girano, ancora respiro, sopravvivo, piango, giro, rimuovo le schegge, mi restringo e mi dilato in ogni parte, in ogni situazione, ricucio la corazza, sono insieme a loro, in questa fragile galassia.
Basta un no, schiene si allontanano senza scendere nelle ragioni, porte si chiudono, soffocano gli animi.

Divoratrice di sogni, tesse incredibili fantasie abbarbicata ad un misero spunto, nutre il bisogno di credere per non lasciarsi morire. Abita la mente, passeggia per spazzi infiniti, non conosce tempo.
Nella frazione di un attimo sono sparita, ingoiata nel nulla. Sono il dolore lancinante di una fitta allo stomaco, corro fino alla schiena e su, vertebra per vertebra fino alla punta estrema, sono la notizia di esserci, sono tornata, a passeggio, nel mio solito parco. Sono una scarica elettrica.

Non sei mai sola, penso riavvicinandomi all'auto passando tra alberi e anatre, accompagnata dal cinquettio. Poco prima lo guardavo da una certa distanza, imponente, pieno di dignità, alla fine si é lasciato sfuggire un sorriso. Non amo passare in quell'angolo del parco, mi sono cautamente avvicinata e seduta sulla panchina nei pressi delle sue fronde. Antico, le sue gambe fitte e intricate come la piramide delle nostre radici, corrono sotto la terra per centinaia di anni, braccia solide piene di occhi mi raccontano dei campi coltivati che passavano di la' quando il paese era molto piccolo e ancora lontano, donne indossavano un costume tipico, un uomo impiccato.